La Teoria dei Quattro Elementi nei Presocratici

Aria, Acqua, Fuoco, Terra

Introduzione

Noi sappiamo che lo studio dell’astrologia, della numerologia e della cartomanzia implica la conoscenza di teorie antiche dove le suddette “arti” affondano le proprie radici.

Di fondamentale importanza è la Teoria dei Quattro Elementi, Aria, Acqua, Fuoco, Terra, che troviamo sia in Occidente che in Oriente, e che si è sviluppata lungo i secoli per giungere fino a noi.

I Quattro elementi sono gli “ingredienti” con i quali il mondo, e cioè la natura e l’uomo, è stato creato. Conoscerli e comprenderli significa entrare nelle stanze segrete del “divino”.

In questo articolo esporrò in sintesi la Teoria dei quattro elementi nei presocratici.

Sono chiamati presocratici tutti quei filosofi antecedenti a Socrate. Essi sono chiamati anche presofisti, se si includono i filosofi contemporanei a Socrate. Un’ulteriore denominazione di questi pensatori è quella di filosofi naturalisti, o, semplicemente, naturalisti o fisici.

Le loro opere sono giunte a noi solo in frammenti. Ciò che conosciamo di loro proviene dai resoconti di autori successivi, come Aristotele, Plutarco, Diogene Laerzio, Stobeo e Simplicio, e dai primi teologi, soprattutto Clemente Alessandrino e Ippolito di Roma.

I filosofi naturalisti rifiutarono le spiegazioni mitologiche del mondo, come quelle di Omero nell’Iliade e nell’Odissea, e tentarono di spiegare razionalmente la natura e l’anima umana, evidenziando un nesso profondo tra le due. Dobbiamo dire anche che queste concezioni razionali erano spesso influenzate dalle concezioni religiose della tradizione orfica ed esoterica.

Tutti i naturalisti sostengono che esiste un principio primo, originario di tutte le cose, chiamato physis (natura), poi però ogni autore ha sviluppato una propria teoria della natura e dell’anima.

Vediamoli uno ad uno.


Talete (620 a.C.)

Talete wikipedia I Quattro Elementi

Secondo Talete il principio primo e originario è acqua. Egli aveva constatato che tutti gli esseri nascono in un ambiente umido e sono costituiti da acqua, mentre la morte è secchezza e assenza di acqua.

L’acqua, in quanto principio originario, e quindi non generato, diventa espressione del divino, di ciò che è da sempre e che sostiene tutte le cose e dove tutto finisce.

Talete non spiega però come dal principio primo derivino tutte le cose. Questo tenterà di farlo Anassimandro, che fu molto probabilmente suo discepolo.


Anassimandro (610 a.C.)

Anassimandro wikipedia I Quattro Elementi

Per Anassimandro il principio fondamentale era l’ápeiron (ciò che è privo di limiti interni ed esterni), una sostanza illimitata e qualitativamente indeterminata. Questo principio primo origina tutte le cose delimitandosi in vari modi. Tutte le cose esistenti sono da esso create, governate e in esso sussistono e muoiono. Nel frammento del suo trattato Sulla Natura leggiamo: “Donde le cose traggono la loro nascita, ivi si compie anche la loro dissoluzione secondo necessità”.

Egli prosegue con un’affermazione di tipo morale: “infatti reciprocamente pagano il fio e la colpa dell’ingiustizia, secondo l’ordine del tempo”.

Di quale ingiustizia sta parlando? Molti studiosi ritengono che la teoria di Anassimandro sia stata influenzata da concezioni religiose di tipo orfico.

Egli concepiva il mondo formato da una serie di contrari, caldo e freddo, secco e umido, i quali tendono ad avere la meglio uno sull’altro. L’ingiustizia è la contrapposizione in sé, è il fatto stesso che esistano i contrari, i quali tendono a sopraffarsi. Questa ingiustizia va espiata con la morte, cioè la fine del mondo.

L’affermazione “secondo l’origine del tempo”, ci dice che il mondo rinascerà dopo la sua morte seguendo un ciclo di morte –rinascita che si ripeterà all’infinito.


Anassimene (590 a.C.)

Anassimene wikipedia I Quattro Elementi

Molto probabilmente Anassimene fu discepolo di Anassimandro. Dei suoi scritti è rimasto solo un frammento di due righe, ma che sintetizzano, in effetti, il suo pensiero:

“Come l’anima nostra, che è aria, ci sostiene e ci governa, così il soffio e l’aria circondano il mondo intero”. E ancora: “L’aria è vicina all’incorporeo e poiché noi nasciamo dal suo flusso, è necessario che essa sia infinita e ricca, per non venire mai meno”.

Con questa affermazione, Anassimene si distacca dal suo maestro, Anassimandro, il quale aveva individuato il principio primo in una sostanza infinita e astratta, l’ápeiron. Per Anassimene, invece, il principio primo è una materia fisica, l’aria, alla quale comunque attribuisce le caratteristiche dell’ápeiron, e cioè la dimensione infinita e il movimento incessante.

Con Anassimene l’arché torna ad essere qualcosa di concreto, la physis, come lo fu per Talete.

Al di là di questo minuscolo frammento, una delle fonti più importanti riguardo il suo pensiero è la Confutazione delle eresie, di Ippolito.

La teoria di Anassimene sostiene che i movimenti perenni dell’aria sono di due tipi: condensazione e rarefazione.

L’aria, raffreddandosi, si condensa, diventa vento, poi nuvola e, condensandosi ancora, acqua, terra e infine pietra. Rarefacendosi, invece, l’aria si dirada e diventa fuoco.

La condensazione, quindi, produce il freddo, mentre la rarefazione produce il caldo. Nascono così i due contrari fondamentali da cui originano tutte le cose. Tutte le trasformazioni del mondo vengono spiegate come trasformazioni dell’aria, in quanto tutte le cose che formano l’universo sono aria in un diverso grado di densità.

L’universo viene concepito come un organismo vivente che respira l’aria in cui è immerso. Il respiro è la sua vita e l’aria stessa è un soffio vitale. La circolarità dell’aria non ha mai fine.


Pitagora (570 a.C.)

Pitagora wikipedia I Quattro Elementi

La vita di Pitagora fu avvolta in un’aura di mistero fin da quando era ancora in vita. Egli aveva fondato una Scuola a Crotone, nel sud dell’Italia, che aveva i tratti di una confraternita, con precise regole di comportamento e di convivenza.

Spesso si fa riferimento ai Pitagorici come l’insieme di pensatori formati attorno alle idee di Pitagora. Le dottrine del Maestro dovevano restare segrete ai più e rivelate solo agli adepti.

Non ci sono giunti testi attribuibili a lui direttamente. Filolao, contemporaneo di Socrate, fu il primo Pitagorico a divulgare i testi di Pitagora.

A differenza di tutti i filosofi naturalisti che lo avevano preceduto, per Pitagora il principio primo sono i numeri.

Non dobbiamo pensare ai numeri come a un’astrazione; per Pitagora il numero è l’arché, cioè una cosa reale, una massa, che è principio di tutte le cose.

Tutto deriva dai numeriche è quantità illimitata che si determina e delimita all’infinito. Ci sono quindi due elementi, uno indeterminato e uno determinante. I numeri si manifestano con la prevalenza di uno o dell’altro elemento. Nei numeri pari prevale l’indeterminato, nei numeri dispari prevale l’elemento limitante.

Per i Pitagorici i numeri avevano anche un significato simbolico. Per esempio, il numero pari è meno perfetto del numero dispari. Il numero pari è il femminile e il numero dispari è il maschile. I numeri pari sono rettangolari, mentre i numeri dispari sono quadrati.

Il 10 era considerato il numero perfetto, raffigurato come un triangolo equilatero con i lati formati da quattro numeri. Questa struttura a piramide si chiama tetraktys ed è simbolicamente interpretata nel seguente modo:

Il punto, al primo livello in alto, rappresenta l’unità fondamentale, la compiutezza, la totalità, il Fuoco.

Al secondo livello, i due punti rappresentano la dualità, gli opposti complementari, il femminile e il maschile, l’Aria.

Al terzo livello, i tre punti rappresentano la misura dello spazio e del tempo, la dinamica della vita, la creazione, l’Acqua.

Al quarto livello, i quattro punti rappresentano la materialità, gli elementi strutturali, la Terra.

L’antitesi tra illimitato e limitante venne usata anche per spiegare l’origine del mondo. All’inizio tutto è circondato dal vuoto, che è l’illimitato. Il mondo nasce dall’inspirazione di questo vuoto da parte di un Uno. La determinazione che l’Uno produce inspirando il vuoto dà origine a tutte le cose e a tutti i numeri. L’origine dell’Uno non viene spiegata.

I Pitagorici chiamarono l’universo kósmos, ossia ordine, in greco.


Eraclito (535 a.C.)

Eraclito wikipedia I Quattro Elementi

Di Eraclito ci sono pervenuti numerosi frammenti dei suoi scritti. Spesso con uno stile oscuro e con una forma aforistica i suoi testi sembrano essere degli oracoli.

Di fondamentale importanza è il principio del panta rhei, “tutto scorre”, “tutto si muove”.

In un frammento egli scrive: “Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento si disperde e si raccoglie, viene e va (…) Noi scendiamo e non scendiamo nello stesso fiume, noi stessi siamo e non siamo”.

Questo continuo divenire è caratterizzato dal passaggio da un contrario all’altro; le cose fredde si riscaldano, le cose calde si raffreddano, le cose secche si umidificano e le cose umide si seccano, ecc. Il divenire quindi è guerra tra opposti che si avvicendano. “La guerra è madre di tutte le cose e di tutte le cose è regina”, scrive Eraclito. Ma questa guerra è considerata un’armonia di contrari. Solo contendendosi a vicenda i contrari danno l’uno all’altro un senso. “La malattia rende dolce la salute, la fame rende dolce la sazietà e la fatica rende dolce il riposo”, “non si conoscerebbe nemmeno il nome della giustizia, se non ci fosse l’offesa”.

Nell’armonia gli opposti coincidono. “La via in su e la via in giù sono una unica e medesima via”; “Comune è la fine e il principio nel cerchio”; “La stessa cosa è il vivente e il morto, il desto e il dormiente, il giovane e il vecchio, perché queste cose mutandosi sono quelle, e quelle a loro volta mutandosi sono queste”; “Tutto è uno e dall’uno deriva tutto”.

Questa unità degli opposti è il principio primo, l’arché, con una connotazione fisica (la physis) propria dei presocratici. Infatti, per Eraclito il principio è il fuoco, e tutte le cose non sono altro che trasformazioni di questo fuoco. Egli scrive: “Tutte le cose sono uno scambio di fuoco, e il fuoco uno scambio d tutte le cose, come le merci sono uno scambio dell’oro e l’oro scambio di tutte le merci”.

Anche l’anima umana è fuoco. Così egli scrive: “I confini dell’anima non li potrai mai trovare, per quanto tu percorra le sue vite. Così profondo è il suo logos”.


Empedocle (484 a.C.)

Empedocle wikipedia I Quattro Elementi

Empedocle eredita la concezione dell’essere di Parmenide, ovvero che nulla nasce e nulla muore, perché l’essere è, e il non-essere non è.

Ciò che gli uomini chiamano nascita e morte, altro non sono che il mescolarsi e il dissolversi di alcune sostanze che permangono eternamente uguali e indistruttibili. Queste sono le “radici di tutte le cose”: acqua, aria, terra e fuoco. Questi elementi non sono soggetti a trasformazione, essi sono qualitativamente inalterabili. Essi unendosi danno origine alla generazione delle cose, mentre separandosi danno origine alla loro corruzione.

Così egli scrive: “Non vi è nascita di nessuna delle cose mortali, né fine alcuna di morte funesta, ma solo c’è mescolanza e separazione di cose mescolate, ma il nome di nascita, per queste cose, è usato dagli uomini”.

Empedocle individua due forze responsabili dell’unione e della separazione delle “radici”, cioè dei quattro elementi. Queste sono l’Amore e l’Odio. Quando prevale l’Amore tutti gli elementi si uniscono compatti formando lo Sfero o l’Uno; quando prevale l’Odio tutti gli elementi sono separati e nulla può formarsi. Il cosmo, e quindi tutte le cose, nasce, e muore, nei periodi di passaggio tra una forza e l’altra.

La conoscenza è percezione del simile. Il fuoco conosce il fuoco, l’aria conosce l’aria, ecc. Il simile conosce il simile, poiché dalle cose si sprigionano effluvi in grado di riconoscere gli effluvi simili di altre cose. La conoscenza, e quindi il pensiero, avviene attraverso il sangue e ha sede nel cuore.

Anche Empedocle fu influenzato da concezioni orfiche, tanto da diventarne un messaggero. In questa visione l’anima dell’uomo è considerata un demone che è stato escluso dall’Olimpo a causa di una sua colpa originaria e gettato nel ciclo delle nascite-morti (metempsicosi) per espiare la propria colpa.


Anassagora (500 a.C.)

Anassagora wikipedia I Quattro Elementi

Egli sostenne che l’universo è colmo di semi originari, infiniti e in continuo movimento. Questi semi si raggruppano dando origine alle cose e agli esseri. Ciascuna e tutte le cose insieme sono ordinate mescolanze, in cui esistono “tutti i semi di tutte le cose”, variamente proporzionati. La prevalenza di un determinato seme differenzia una cosa/essere dall’altra/o. Egli scrive: “Tutto è in tutto… in ogni cosa c’è parte di ogni cosa”.

Il movimento continuo, necessario alla creazione di cose ed esseri, è impresso alle particelle da una forza, una sorta di intelligenza divina, che è separata dalle cose create. Così scrive Anassagora: “Tutte le altre cose hanno parte di ogni cosa, ma l’intelligenza è illimitata, indipendente e non mescolata ad alcuna cosa, ma sta sola in sé. È infatti la più sottile e più pura di tutte le cose e possiede piena conoscenza di tutto e ha grandissima forza, E quante cose hanno vita, tutte le domina l’intelligenza”.


Democrito (460 a.C.)

Democrito wikipedia I Quattro Elementi

Tra i presocratici si annoverano anche Leucippo e Democrito, gli ideatori del primo sistema filosofico esplicitamente materialista. Tale sistema è la dottrina degli atomi, piccoli corpi primari numericamente indefiniti, indivisibili e imperituri, qualitativamente simili ma distinti per forma. Muovendosi eternamente attraverso il vuoto infinito, essi si scontrano e si uniscono generando così oggetti che differiscono secondo la varietà, il numero, la dimensione, la forma e la disposizione degli atomi che li compongono.

Poiché per Democrito il principio è rappresentato da atomi e vuoto, la psiche è costituita da atomi sottili e rotondi intessuti nel corpo.


Tutte le immagini sono tratte da Wikipedia alla voce relativa all’autore.

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