La domanda corretta per un consulto cartomantico

Le domande con le quali i consultanti si presentano a una cartomante si possono dividere in quattro categorie:

1. Domanda secca, sì/no

2. Domanda “in generale”

3. Domanda muta e confusa

4. Domanda chiara

Vediamole una per una.

Domanda secca, sì/no

Esempi di domande secche sono:

Lui tornerà da me?

Mi assumeranno?

Faccio bene a comprare una nuova casa?

Supererò l’esame?

Come vedete una domanda posta in questo modo può avere solo un sì o un no come risposta. Lui torna o non torna, l’esame o si supera o non si supera.

In questi casi, perché scomodare i Tarocchi? Basterebbe semplicemente lanciare una moneta e se esce testa la risposta è sì, se esce croce la risposta è no. Il sì e il no sono un azzardo, o la va o la spacca.

Porre una domanda secca, significa entrare nella sfera dell’azzardo, dove la risposta positiva e quella negativa hanno esattamente la stessa probabilità di uscita, cioè uno su due.

I Tarocchi non sono un gioco d’azzardo, ricordiamocelo. Porre una domanda secca, significa non aver compreso l’essenza e la funzione dei Tarocchi.

I Tarocchi sono uno strumento per comprendere più a fondo la nostra vita, e quindi per assumersi la responsabilità di gestire la complessità che la vita ha in sé. Affidarsi a un sì o a un no ci deresponsabilizza ponendo la nostra vita sul piano della pura casualità.

Qualcuno potrebbe obiettare: ma l’estrazione delle lame non è essa stessa casuale?

Sì, in un certo senso, ma non del tutto. E poi, per quanto casuale possa essere l’estrazione delle lame, la lettura di queste è tutt’altro che casuale, e il responso è un discorso articolato, non un secco sì o no.

Purtroppo, si vedono in giro diverse cartomanti che fanno letture a partire da domande secche. Che dire? Ognuno si assuma la responsabilità di ciò che fa.

A proposito di responsabilità personale, anche le domande che iniziano con “dovrei” sono domande secche. Per esempio:

Dovrei lasciare questo lavoro?

Dovrei lasciare mia moglie?

Dovrei iscrivermi all’università?

Dovrei vendere l’appartamento?

O ancora, domande specifiche che riguardano solo il tempo di realizzazione, che iniziano con “quando”. Per esempio:

Quando mi innamorerò?

Quando mi chiederà di sposarlo?

Quando venderò la casa?

Quando riceverò un aumento di stipendio?

In questi casi si vorrebbe un numero secco, una settimana, 2 mesi, un anno, ecc.

Domanda “in generale”

Abbiamo detto che i Tarocchi sono uno strumento per comprendere più a fondo la nostra vita nella sua complessità.

Comprendere più a fondo significa approfondire. Quando si rimane sul “generale”, non si approfondisce, è evidente.

Domande tipo:

Voglio sapere come va la mia vita in generale?

Come va il mio lavoro?

Voglio sapere cosa dicono le Carte sulla mia famiglia.

Domande di questo tipo sono troppo generiche e non portano a nulla. Se la domanda è vaga, i Tarocchi non sanno cosa dire, e non diranno niente. Queste sono domande spersonalizzate; chi sono i soggetti, quali relazioni hanno tra loro, quali desideri o obiettivi hanno?

Rimanere sul vago, nei Tarocchi come nella vita, non è una cosa positiva, perché mostra l’incapacità o il timore di definire, di identificare, di descrivere e di circoscrivere.

La complessità fa parte della vita e per riuscire a comprendere qualcosa di più bisogna essere capaci di vedere i dettagli e le sfumature, che sono quelli che ci danno una visione più nitida della situazione.

Esempi di domande “in generale” potrebbero essere quelle che iniziano con un “perché”. Per esempio:

Perché lui non mi ama?

Perché non sono stato assunto per quel lavoro?

Perché sono sempre triste?

Perché sono sfortunato?

Domanda muta e confusa

Con domanda muta mi riferisco a qual consultante che vuole un consulto ma che non sa cosa chiedere. In effetti, dentro di sé avrebbe molte domande, ma non riesce a “tirarne fuori” una in particolare.

Con domanda confusa intendo quella domanda che mette insieme più elementi. Per esempio:

Se lui mi lascia cosa farò dopo, dato che non ho un lavoro?

Tutti mi dicono casa fare, ma non conoscono la mia situazione, come faccio a farle capire che non devono intromettersi?

In questi casi la cartomante dovrà aiutare il consultante a formulare la domanda corretta. Per far ciò occorre molto tatto e una sensibilità attenta alle esigenze del consultante.

La cartomante deve evitare assolutamente di formulare la domanda al posto del consultante. Mettere in bocca le parole al consultante è dannoso. Ricordiamoci che il responso è indirizzato al consultante; se lui/lei non ha maturato la domanda dentro di sé in modo chiaro e consapevole, il responso non sarà comprensibile per lui/lei.

La chiarezza e la consapevolezza della domanda, implica aver chiaro ciò che si vuole sapere ed esserne pienamente consapevoli; solo così il responso sarà utile al consultante e sarà in grado di illuminare aspetti oscuri della sua situazione.

Inoltre, se la cartomante sente della resistenza nel consultante, se sente che lui/lei ha delle reticenze, che non si fida totalmente, o che ha paura o ha dei dubbi, allora, meglio sarebbe rimandare il consulto, spiegando al consultante la necessità di fare un minimo di chiarezza dentro di sé prima di consultare i Tarocchi. La cartomante deve far comprendere al consultante che non lo sta rifiutando come persona, ma proprio perché lo rispetta per ciò che è, non lo forza a compiere un’azione per la quale non lo ritiene pronto. Essa dovrà rassicurarlo che sarà sempre disponibile a riceverlo nel momento in cui le idee saranno più chiare.

Una cartomante seria opera in modo serio, senza alcuna volontà di “accalappiare” un cliente a qualsiasi costo. Si spera, ovviamente, che questa serietà venga premiata.

Domanda chiara

Dopo tutto ciò che ho detto fino ad ora, qualcuno/a potrebbe chiedersi: qual è, allora, la domanda giusta da porre ai Tarocchi?

Ancora una volta ripeto come un mantra l’affermazione che ho fatto prima, e che è un elemento fondamentale del consulto: i Tarocchi sono uno strumento per comprendere più a fondo la nostra vita, e quindi per assumersi la responsabilità di gestire la complessità che la vita ha in sé.

Dobbiamo tenere conto che molte volte si ricorre a un consulto cartomantico perché si è afflitti da qualche preoccupazione, sia nell’ambito dei sentimenti e dell’amore, o nell’ambito del lavoro, o dello studio, o per questioni legali, o per una compravendita, ecc.

Spesso si sente l’urgenza di sapere, di sapere cosa fare, di sapere come andrà a finire, di sapere quali ostacoli potremmo o dovremmo affrontare, ecc.

Io suggerisco di non farsi prendere dall’ansia e di non correre subito al primo call-center di cartomanzia per farsi fare una lettura “al volo”.

Una situazione difficile non nasce dall’oggi al domani, a meno di casi rari e particolari. Una situazione di disagio è frutto di scelte ed evoluzioni che durano magari da settimane, mesi o addirittura anni.

Per cui, prima di chiamare una cartomante, il consultante dovrebbe trovare un po’ di tempo per riflettere sulla sua situazione, sulle sue emozioni, sulle sue paure, sulle sue azioni, e cominciare a formulare una domanda che in primo luogo rivolgerà a se stesso.

Può essere che dopo aver riflettuto un po’ riesca a darsi da solo la risposta, o almeno una parziale risposta alla sua domanda. Il primo impulsivo quesito che attanagliava la sua anima ora risulta più nitido, cioè è più chiaro ciò che “veramente” si vuole.

E così, riflettendo con calma, seguendo il proprio istinto, è possibile raggiungere una risposta da soli. Se così non fosse, niente paura; il consultante ha sicuramente una idea più chiara di ciò che vuol chiedere ai Tarocchi.

La domanda chiara è una domanda precisa e aperta. Precisa nel senso che non è “generale”, e aperta nel senso che non è un secco sì/no. Di solito sono domande che iniziano con “cosa” o “come”. Per esempio:

Come posso migliorare il rapporto che c’è tra me e lui?

Cosa devo sapere per prendere la decisione migliore?

Cosa mi trattiene da…?

Cosa sta succedendo nella mia vita familiare?

Come posso ritrovare la speranza e la fiducia nel futuro?

Quali sono le insidie nella relazione che ho con…?

Quali verità sto nascondendo a me stessa?

Quali potrebbero essere le conseguenze di questa compravendita?

Come posso affrontare al meglio questa causa legale?

Oltre a quello che ho detto fino a qui riguardo alla domanda chiara, voglio dare anche alcune linee guida che potrebbero aiutare nella formulazione della domanda.

Concentrarsi su se stessi

La domanda deve riguardare in prima persona il consultante. Cosa capita a lui/lei, cosa dovrebbe fare lui/lei, come dovrebbe agire. Chiedere un consulto per altri non è una cosa consigliabile, perché i Tarocchi rispondono solo al soggetto che richiede il consulto. Essi rispondono al consultante, il quale può chiedere delle sue relazioni con altri (amanti, mariti, amici, colleghi), ma la risposta vale unicamente per il consultante, non per gli altri.

A volte potremmo non renderci conto che si sta orientando la domanda su qualcun altro. Per esempio:

Cosa c’è dietro il problema del gioco di mio marito?

Come posso aiutare mio marito con il suo problema del gioco?

Che ruolo ho nel problema del gioco che ha mio marito?

La prima domanda si concentra totalmente sul marito e sul suo problema. Nella seconda domanda, il consultante sembra essere il soggetto principale, ma la sua attenzione è ancora puntata sul marito. La terza domanda è la migliore, perché coinvolge il consultante in prima persona e richiede un’assunzione di responsabilità da parte sua.

Un altro esempio potrebbe essere questo:

Dovrei mettere mia madre in casa di riposo o assisterla a casa?

Cosa devo sapere per prendere la decisione migliore riguardo a mia madre?

La prima domanda è del tipo sì/no, e abbiamo detto che questo tipo di domanda non è corretto. Nella seconda formulazione, quella corretta, il consultante chiede di avere più informazioni grazie alle quali poter fare una scelta più consapevole, sapendo comunque che la scelta spetta a lui/lei.

Restare neutrali

Nella formulazione della domanda bisogna mantenersi neutrali, cioè non dare per scontato nulla, non pensare implicitamente di avere ragione, o che si stia già facendo la cosa giusta.

Visto che si è deciso di affidarsi ai Tarocchi per avere un responso, è necessario mantenere un atteggiamento di apertura ed essere disposti ad accettare qualsiasi tipo di responso, senza poi sentirsi offesi, incompresi o altro.

Faccio degli esempi di posizione non neutra:

Perché sono l’unica a fare questo lavoro? (dai per scontato che tu sia veramente l’unica a farlo)

Perché lui non riconosce di avere torto? (dai per scontato che lui abbia torto)

Perché il colloquio è stato un fallimento? (dai per scontato che sia stato un fallimento)

Essere positivi

La positività o la negatività dell’approccio che si ha verso un problema emerge anche dal modo in cui si formula la domanda.

Faccio degli esempi di domande in negativo:

Come mai non riesco mai a vincere?

Perché lui non mi ama?

Come faccio a far carriera se sono timida?

Al contrario, domande in tono positivo potrebbero essere:

Come posso superare la mia timidezza?

Come dovrei comportarmi per migliorare la nostra relazione?

Nutrire lo Spirito

Le domande che si possono porre ai Tarocchi non necessariamente devono riguardare la spera del quotidiano e delle cose pratiche; è possibile, anzi, auspicabile, porre ai Tarocchi domande inerenti alla vita interiore e spirituale. Attraverso i Tarocchi si può nutrire l’anima e intraprendere un percorso di consapevolezza di sé e del mondo che va veramente in profondità.

Per esempio, si possono porre domande tipo:

Come posso trovare il mio vero “io”?

Come posso scoprire il divino nella mia vita?

Come posso prepararmi alla morte?

Per cosa sono pronto?

Perché non riesco ad accettare le sconfitte?

Ripetizione delle domande

Sappiamo bene che le situazioni critiche non si risolvono da un giorno all’altro; a volte ci sono dubbi e sofferenze che ci accompagnano per gran parte della nostra vita, per cui è naturale continuare a chiedere per ottenere una risposta che sia definitiva. Il desiderio di una soluzione positiva al nostro disagio è legittimo e auspicabile.

Occorre però avere pazienza e, direi anche, umiltà. Certi cammini personali sono più complessi e tortuosi di altri.

Quando la situazione non cambia, o cambia poco, o non cambia come vorremmo, allora ricorriamo ai Tarocchi ponendo sempre la stessa domanda.

Ricordiamoci però che i Tarocchi non hanno il potere di cambiare una situazione, solo il consultante può agire sulla propria vita per modificarla. I Tarocchi offrono, come dire, una fotografia della situazione, mentre la lettura che ne fa la cartomante offre delle chiavi, delle interpretazioni, utili al consultante per modificare eventualmente dei comportamenti che ostacolano la soluzione della situazione.

La responsabilità della nostra vita è sempre e solo nelle nostre mani.

È inutile porre quotidianamente ai Tarocchi la stessa domanda, quando noi in quel breve tempo non ci siamo spostati di una virgola dai nostri comportamenti e modi di pensare.

I Tarocchi danno una indicazione, seguiamola prima di interrogarli di nuovo; altrimenti il risultato è che essi restano muti. Consultare troppo spesso i Tarocchi sulla stessa domanda crea solo confusione ed è deleterio per il consultante.

Ma allora, con quale frequenza si dovrebbero consultare i Tarocchi?

I Maestri dicono che dovrebbe passare almeno un mese prima di porre la stessa domanda ai Tarocchi.

E nel caso di domande diverse? Cioè, posso porre, per esempio, pochi giorni dopo il primo consulto, un’altra domanda ai Tarocchi? Sì, è possibile, ma potrebbe non essere indicato, perché “lavorare” su più fronti richiede molta più energia, e spesso non ne abbiamo abbastanza.

Meglio sarebbe concentrarsi su una questione alla volta e lavorare su se stessi per modificare quella situazione che ci fa soffrire.

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