Origine del Tarocco Esoterico

Antoine Court de Gébelin, Du Jeu des Tarots

Antoine Court de Gébelin Du Jeu de Tarot

Con Tarocco esoterico si intende l’interpretazione dei Tarocchi che viene fatta all’interno di circoli esoterici.

Il primo di questi interpreti fu Antoine Court de Gèbelin, il quale nel 1790 pubblicò il volume VIII, Libro I, dell’opera monumentale intitolata Le Monde Primitif. All’interno di questo tomo troviamo un capitolo intitolato Du Jeu des Tarots (Del Gioco dei Tarocchi), dove Gébelin parla dell’origine egizia dei Tarocchi, spiega il significato degli Arcani Maggiori e nell’ultima parte tratta alcuni aspetti della divinazione.

Chi conosce il francese può consultare l’opera a questo indirizzo.

Gli altri possono leggere di seguito la traduzione che ho fatto della introduzione e della prima parte del capitolo (articolo) I a Del Gioco dei Tarocchi di Antoin Court de Gébelin.

INTRODUZIONE

“Dove ci occupiamo della sua origine, dove spieghiamo le sue allegorie e dove mostriamo che è la fonte delle nostre moderne carte da gioco, ecc. ecc.

1. Sorpresa causata dalla scoperta di un Libro egizio

Se qualcuno annunciasse che esiste ancora oggi un’Opera degli antichi Egizi, uno dei loro Libri che sfuggì alle fiamme che divorarono le loro superbe Biblioteche e che contiene la loro più pura dottrina su oggetti interessanti, ognuno sarebbe, senza dubbio, desideroso di conoscere un libro così prezioso, così straordinario. Se si aggiungesse che questo libro è molto diffuso in gran parte dell’Europa, che per molti secoli è stato nelle mani di tutti, la sorpresa aumenterebbe sicuramente, ma non sarebbe al suo apice; e se si dicesse che non si è mai sospettato che fosse egizio, che è posseduto come se non lo si possedesse, che nessuno ha mai provato a decifrarne una lama, che il frutto della squisita saggezza è visto come un mucchio di figure stravaganti che non significano nulla da sole? Non crediamo di volerci divertire, di giocare con la creduloneria degli ascoltatori?

2. Questo Libro egizio esiste

Il fatto è, tuttavia, molto vero: questo libro egizio, l’unico residuo delle loro superbe biblioteche, esiste oggi; è persino così comune che nessuno scienziato si è degnato di affrontarlo; nessuno prima di noi ha mai sospettato la sua illustre origine. Questo libro è composto da 77, anche 78, lame o illustrazioni, divise in 5 classi, che offrono ciascuna degli oggetti tanto vari quanto divertenti e istruttivi: questo libro è in una parola il GIOCO DEI TAROCCHI, gioco sconosciuto, è vero, a Parigi, ma molto conosciuto in Italia, in Germania, anche in Provenza, e anche bizzarro per le figure offerte da ciascuna delle sue carte, come dal loro insieme.

Per quanto vaste siano le regioni in cui è in uso, non eravamo più avanzati sul valore delle figure bizzarre che sembra offrire; e tale è la sua origine antica che è stata persa nell’oscurità dei tempi, che non sapevamo né dove fosse stato inventato, né il motivo per cui erano state raccolte così tante figure straordinarie, così pochi sembrano marciare di pari passo, così da offrire nel suo insieme un enigma che nessuno aveva mai provato a risolvere.

Questo gioco sembrava anche così indegno di attenzione, che non è mai stato preso in considerazione da quei dotti che si sono occupati dell’origine delle Carte; non hanno mai parlato che delle Carte francesi, in uso a Parigi, la cui origine non è molto antica; e dopo aver provato l’invenzione moderna, credevano di aver esaurito la questione. Questo perché di fatto confondiamo costantemente l’affermazione di una conoscenza qualunque in un Paese con la sua invenzione primitiva: questo è ciò che abbiamo già visto riguardo alla bussola; gli stessi Greci e Romani hanno confuso troppo questi oggetti, il che ci ha privati di una moltitudine di origini interessanti.

Ma la forma e la disposizione di questo Gioco, e le figure che offre sono così manifestamente allegoriche, e queste allegorie sono così conformi alla dottrina civile, filosofica e religiosa degli antichi egizi, che non si può impedire di riconoscerlo come opera di questo popolo di saggi: che loro soli potrebbero essere gli inventori, rivali, a questo riguardo, degli indiani che inventano il gioco degli scacchi.

Divisione

Mostreremo le allegorie offerte dalle diverse carte di questo gioco.

Le formule numeriche secondo le quali è stato composto.

Come si è trasmesso fino a noi.

La sua relazione con un Monumento cinese.

Come sono nate le Carte spagnole.

E i rapporti di quest’ultime con le Carte francesi.

Questo saggio sarà seguito da una tesi in cui viene stabilito come questo gioco è stato applicato all’arte della divinazione; essa è opera di un Ufficiale Generale, Governatore della Provincia, che ci onora con la sua benevolenza, e che ha trovato in questo Gioco con ingegnosa sagacia i principi egizi sull’arte di divinare con le Carte; principi che distinsero le prime Bande di Egizi, erroneamente chiamati  Zingari che si diffusero in Europa, e di cui ci sono ancora alcune vestigia nei nostri Giochi di Carte, ma che si prestano infinitamente meno per la loro monotonia e per il numero limitato di figure. Il Gioco egizio, al contrario, era ammirevole per il suo effetto, che racchiudeva in qualche modo l’intero universo e i vari stati di cui la vita dell’uomo è suscettibile. Fu un popolo così unico e profondo, che impresse il sigillo dell’immortalità nelle sue opere, mentre gli altri sembravano seguire a malapena le sue tracce.

CAPITOLO I. Allegorie offerte dalle carte dei Tarocchi

Se questo Gioco, che è sempre stato muto per tutti coloro che lo conobbero, si è sviluppato ai nostri occhi, non è stato l’effetto di alcune meditazioni profonde, né del desiderio di gestire il suo caos; non ci pensiamo nemmeno per un istante. Invitato qualche anno fa ad andare a trovare una signora dei nostri amici, la signora C. de H., che veniva dalla Germania o dalla Svizzera; la trovammo impegnata a giocare a questo gioco con poche altre persone.

Stiamo giocando a un gioco che sicuramente non conosci…

Potrebbe essere, che cos’è?

Il gioco dei Tarocchi.

Ho avuto occasione di vederlo quando ero molto giovane, ma non ne ho idea.

È una rapsodia delle figure più bizzarre e stravaganti.

Eccone una, per esempio.

Ci siamo presi la briga di scegliere la figura più carica di figure, e senza alcuna relazione con il suo nome; essa è il mondo.

La guardai, e subito riconobbi l’Allegoria.

Tutti interruppero il proprio gioco per venire a vedere questa meravigliosa Carta, e ho potuto capire che essi non l’avevano mai vista.  Ognuno me ne mostrò un’altra e in un quarto d’ora il gioco era fatto, spiegato, dichiarato egizio; non era il gioco della nostra immaginazione, ma l’effetto dei rapporti selezionati e sensibili di questo gioco con tutto ciò che conosciamo delle idee egizie.

Ci siamo promessi di condividere questa scoperta pubblicamente un giorno, convinti che sarebbe stato piacevole una scoperta e un regalo di questa natura; un libro egizio sfuggito alla barbarie, alle devastazioni del tempo, agli incendi accidentali e volontari, all’ignoranza, ancora più disastrosa.

Effetto necessario della forma frivola e leggera di questo libro, che gli ha permesso di trionfare su tutte le età e di raggiungerci con rara fedeltà. L’ignoranza, stessa nella quale siamo stati così lontani da ciò che esso rappresentava, è stata una felice condotta sicura che gli ha permesso di attraversare silenziosamente tutti i secoli senza che nessuno pensasse di farlo sparire.

Era tempo di ritrovare le Allegorie, che furono destinate a conservarsi, e mostrare che il popolo più saggio, con quei giochi, si era fondato sull’Allegoria, e che questi saggi sapevano come trasformare in divertimento le più utili conoscenze, e non farne che un gioco.”


La seconda parte della traduzione, dove vengono spiegati i significati degli Arcani Maggiori, potete leggerla sul sito Academia.edu.

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