Regole per un corretto consulto cartomantico

I Tarocchi e le Sibille sono uno strumento privilegiato per entrare in contatto con l’energia profonda che è in noi; essi, attraverso le immagini simboliche, ci permettono di entrare nel “regno delle cose nascoste”.

Con l’espressione “regno delle cose nascoste” non mi riferisco unicamente al mondo esoterico e magico, ma anche al mondo interiore che ognuno ha dentro di sé.

Il nostro mondo interiore è complesso e va avvicinato con rispetto, va amato prima ancora di conoscerlo, perché esso è ciò che noi siamo intimamente.

Nel nostro personale “regno delle cose nascoste” vivono i ricordi, le emozioni, le sofferenze, le paure, i desideri, le aspirazioni, e anche le persone che amiamo, quelle che non ci sono più e quelle che vorremmo ci fossero.

Il Consulto è principalmente un incontro tra due persone che si affidano a uno strumento potente come le Carte per avere delle risposte o, semplicemente, per avere delle indicazioni su come procedere nel proprio cammino.

Il consulto cartomantico è un rito con il quale la cartomante e il consultante si collegano con le energie sottili attivate dai rituali per ottenere una risposta o uno stimolo da quella sacra vitalità che anima il mondo.

Il consulto cartomantico è un rito

Il rito è un’azione sacra regolata da un complesso di norme. Il rituale è ciò che appartiene al rito, che attualizza il rito tramite determinate azioni, oggetti, e parole.

Così come in ambito religioso ci sono riti che vengono celebrati secondo un rituale prestabilito, così, anche nella cartomanzia il rito del consulto ha un proprio rituale di base che andrebbe rispettato.

Il fatto è che a differenza dei riti religiosi dove esistono dei canoni ufficiali che vincolano la validità del rito al rispetto del rituale, il consulto cartomantico non ha regole canoniche che tutti devono seguire, piuttosto ogni singola cartomante si regola in base alla propria esperienza e conoscenza.

Questa totale libertà della cartomante può però portare ai travisamenti di cui parlavo prima. Ora, vero è che non esistono canoni ufficiali ai quali ci si deve necessariamente uniformare, ma è anche vero che esistono scritti di illustri cartomanti che indicano alcune regole di base del consulto cartomantico.

Certo, occorre conoscerli, occorre leggere e studiare testi del passato e seguire quei pochi cartomanti che ancora oggi seguono la tradizione approfondendola.

Vediamo ora quali sono gli elementi fondamentali del consulto cartomantico, quali i rituali di base.

L’ambiente

Abbiamo detto che il consulto cartomantico è un’azione sacra; il sacro è tale perché separato dal profano. Cosa significa questo? Significa che il sacro deve avere uno spazio tutto suo, uno spazio fisico e temporale.

Il luogo nel quale si pratica il consulto deve essere separato dal resto della casa; basta anche semplicemente un angolo della casa o della stanza, ma questo spazio deve essere riservato ai consulti e non ad altro.

La stanza dove si praticano i consulti deve essere pulita e ordinata. Possibilmente dipinta di bianco o con colori pastello. Deve essere purificata e arieggiata regolarmente.

L’ambiente deve essere tranquillo, silenzioso, e riservato, così da favorire la concentrazione. La luce deve essere soffusa.

Alcuni autori antichi suggeriscono di usare un tavolino piccolo, in modo che l’energia possa raccogliersi in uno spazio piuttosto limitato. Questo significa che vengono escluse le stese ampie, quelle con dieci e più lame. Qualcuno potrebbe non accettare questa limitazione, in tal caso userà un tavolo più grande; ma io eviterei tavoli troppo grandi che rischiano di disperdere l’energia, così come eviterei stese troppo ampie che rischiano di confondere non solo il consultante, ma anche la cartomante. Una giusta via di mezzo è sempre la soluzione migliore.

Il tavolo deve essere stabile; evitate tavolini rotondi con tre gambe.

Possibilmente scegliete un tavolo di vero legno; evitate metallo e plastica.

Per quanto riguarda la copertura, se il tavolo è in legno perfettamente levigato potete stendere le carte direttamente su di esso, altrimenti se preferite una copertura scegliete un tessuto caldo e morbido, possibilmente in tinta unita in modo che i designi sul tessuto non interferiscano con le immagini delle lame.

La scelta del colore è soggettiva, direi però di evitare il nero e il viola, i quali potrebbero attirare energie negative.

Le suppellettili

Una candela accesa, simbolo del fuoco, è fondamentale durante un consulto cartomantico. Essa non serve per illuminare lo spazio fisico, ma piuttosto per illuminare l’anima. La candela ha un alto valore simbolico positivo. Essa è parte integrante di qualsiasi rito luminoso, perché simbolo di luce, di vita e di speranza.

Il colore della candela dovrebbe essere bianco o giallo; eviterei altri colori, così come eviterei candele profumate.

I profumi sono un elemento potente, e proprio per la loro potenza vanno usati con moderazione. Se ricevete in casa il consultante fate in modo che lui o lei venga accolto/a in un ambiente fresco e pulito, piuttosto che in ambiente carico di fumi e di incensi dall’odore forte. Non tutti gradiscono gli incensi, in tal caso questo elemento disturbante potrebbe compromettere il consulto.

Potete tenere sul tavolo un piattino con del sale. Il sale è un elemento simbolico potente, usato in ambito religioso, sociale, ed esoterico. Il sale è un purificante naturale, perché è in grado di assorbire l’umidità e le sostanze tossiche dissolte nell’aria, nonché di assorbire le energie negative. Possibilmente usate sale integrale grosso, non raffinato, non fino; esso deve provenire da una confezione chiusa. Terminato il consulto, questo sale va gettato.

Oltre agli oggetti indicati, sul tavolo del consulto non devono esserci altri oggetti, come penne, quaderni, orologi o altro. Se proprio avete necessità di tenere sott’occhio il tempo utilizzate un orologio a muro, che terrete a lato e non di fronte a voi. Per quanto riguarda quaderno e penna, una cosa deve essere chiara. Non è necessario scrivere nulla, ma se avete bisogno di tenere una traccia del consultante, magari per ricordare degli elementi che potrebbero servirsi in un eventuale successivo consulto, fate l’interrogazione prima della stesura delle Carte, non durante, e scrivete utilizzando un altro tavolo se lo avete, oppure tenete il quaderno sulle ginocchia. Scrivete e poi riponete quaderno e penna dove volete, ma non sul tavolo del consulto. Il tavolo destinato ad accogliere le Lame deve restare puro come l’avete preparato.

L’interrogazione

Prima di iniziare la stesura e la lettura delle carte dovete fare una breve interrogazione al consultante. Tenete presente che è una interrogazione, non un interrogatorio. Ma qual è lo scopo?

Innanzitutto, l’interrogazione favorisce il contatto. Anche nella vita quotidiana, quando si incontra una persona nuova ci si presenta dicendo il proprio nome, da dove si proviene, che lavoro si fa, ecc. È una cosa normale che serve a “sciogliere il ghiaccio”.

Così, prima di entrare nel cuore del consulto, occorre gestire bene questa parte introduttiva. Il nome che vi darà il consultante dovrà essere quello vero, tenendo conto che alla fine dovrete fatturare il servizio di consulenza. Non devono esserci remore nel fornire il proprio nome a fini fiscali, poiché se il consultante viene da voi, lo fa perché nutre fiducia nei vostri confronti ed è sicuro che voi gli/le garantirete la massima riservatezza, come è tenuto a fare un vero professionista.

Oltre al nome, è importante conoscere la data di nascita, perché con questa possiamo conoscere il segno zodiacale, e se necessario poter risalire all’ascendente, se si conoscono anche ora e luogo di nascita. Sappiamo bene che la cartomanzia è spesso supportata dall’astrologia nei casi in cui si inizia un percorso più approfondito di conoscenza di sé.

Un altro dato da conoscere è il luogo in cui vive il consultante. Questo semplice dato ci fornisce molte informazioni per “inquadrare” la situazione, infatti, una cosa è abitare in una grande città, altro in un piccolo paese di montagna, per esempio.

Inoltre, è importante sapere lo stato civile del consultante, se è sposato/a, celibe/nubile, separato/a, divorziato/a, vedovo/a, se convive, o se è single. È ovvio che la vita di un single è molto diversa da quella di un uomo sposato, per esempio. Oppure, se il consultante è vedovo/a, sicuramente ha in sé il dolore o la traccia del dolore causato dal distacco causato dalla morte. E via così.

Qualcuno potrebbe obiettare che tutte queste domande e risposte non siano necessarie per una semplice lettura delle Carte, in fondo le Carte dovrebbero parlare da sé, e che la cartomante in quanto sensitiva non ha bisogno di sapere tutte queste cose per fare una lettura delle Carte.

Per rispondere a questa obiezione direi di tenere presente, innanzitutto, che una cartomante non è una veggente. A meno che qualche cartomante non abbia delle doti particolari di preveggenza, precognizione o altro, il dato di fatto è che una cartomante è semplicemente una cartomante, cioè una persona che conosce il linguaggio simbolico delle Lame e ne interpreta il messaggio così come gli appare ai suoi occhi. Non possiamo chiedere a una cartomante di essere ciò che non è, a meno che non lo sia per natura personale, ma allora lo si deve specificare presentandosi come “cartomante e veggente”.

Come ho detto all’inizio, l’interrogazione non è un interrogatorio. Gestite l’interrogazione in modo utile per voi e per il consultante, nel senso che deve essere un momento del consulto dove i due soggetti coinvolti hanno il tempo di conoscersi e di entrare in un clima di confidenza seria. Le informazioni che il consultante vi fornirà non sono semplicemente dei dati, ma sono la sua vita, sono ciò che egli/ella è, e quindi vanno trattati con rispetto. Questo deve essere chiaro anche al consultante, il quale magari risponderà automaticamente alle vostre domande come fosse una pratica burocratica da espletare; voi, invece, dovrete fargli/le capire il valore che quelle informazioni hanno in sé.

Infine, l’ultima domanda la porrà il consultante alle Carte. Vediamo in dettaglio come andrebbe posta questa domanda, cioè, cosa chiedere alle carte.

La domanda del consultante

Questo è un momento delicato del consulto, perché è come un nodo di intersezione di varie forze. La domanda attiva le energie universali che si predisporranno per inviare il messaggio; attiva la cartomante che dovrà decidere quale stesura è più adatta per focalizzare la risposta; e, ovviamente, attiva tutta l’energia intenzionale del consultante.

Ci sono persone che si sono precedentemente sottoposti a consulti e che hanno imparato come interrogare le Carte in modo efficace; sono persone che hanno già alle spalle un cammino di consapevolezza e di focalizzazione della propria situazione. In questo caso, il lavoro della cartomante è facilitato.

Altre persone, invece, si trovano nella condizione della “prima volta”. Magari sono timide, timorose, un po’ reticenti forse; ecco, qui la cartomante ha molto da fare per preparare il consultante. Innanzitutto, deve rassicurarlo e fare in modo che egli/ella si senta il più possibile a proprio agio, con la certezza che non sarà giudicato in alcun modo. Il consulto è anche un atto di liberazione, di accettazione e di guarigione, a volte.

Il consultante deve sentire che qualsiasi domanda porrà, questa non sarà oggetto di giudizio, di critica, di derisione. Il consultante deve potersi fidare totalmente della cartomante, la quale accoglie senza giudicare.

Il consultante deve essere il più possibile “collegato” con la domanda che pone. Per “collegato” intendo lo stato in cui la domanda sorge dal cuore ed è riferita ai bisogni profondi della persona. Certo, per arrivare a questo punto c’è un percorso più o meno lungo da fare, che la cartomante dovrà indicare e facilitare.

Per fare un esempio: di fronte a una domanda tipo “devo acquistare quella casa o no?”, che di per sé è una domanda secca, alla quale si può risponde semplicemente con un sì o con un no, e finita lì; ma la cartomante potrebbe decidere di interrogare ulteriormente il consultante chiedendogli quanto importante è per lui/lei acquistare quella casa, o quali cambiamenti comporterebbe quel acquisto nella sua vita. Se il consultante vi seguirà in questo approfondimento significa che pian piano sta prendendo contatto con la sua interiorità, se, invece, mostra segni di fastidio e vi fa intendere che vuole subito una risposta secca, non insistete, dategli ciò che desidera, magari successivamente rifletterà sulla vostra interrogazione e deciderà di tornare da voi per un consulto più approfondito. Il cammino di ogni persona è unico e la cartomante potrà sostenerlo e facilitarlo, ma mai forzarlo e imporlo. Ognuno ha i propri tempi e la propria sensibilità.

Ovviamente, più la domanda è chiara, profonda, meditata e ponderata, più il consulto sarà completo e profondo e più la risposta sarà quella giusta per il consultante in quel momento.

La confusione di certi responsi deriva, a volte, da una domanda mal posta. Se la risposta non è immediatamente chiara al consultante, si può fare una ulteriore stesura per aggiungere elementi non ancora esaminati. Non superate però le tre stesure al massimo, perché alla lunga le energie sottili di disperdono e si confondono ulteriormente.

I tempi e la frequenza

I testi antichi hanno tutta una casistica sui tempi migliori o peggiori per la divinazione. Per tempi si intende il periodo dell’anno, i giorni del mese, le ore della giornata. Mese e giorni fanno parte del calendario e questo è costruito in base al moto degli astri, l’anno in base alla rotazione della Terra attorno al Sole, il mese in base ala rotazione della Luna attorno alla Terra. Ci sono molti altri tipi di calendari oltre a quello solare che usiamo abitualmente in Occidente che scandire il corso dell’anno e delle stagioni. Il calendario lunare, per esempio, fino ad alcune decine di anni fa veniva comunemente usato in agricoltura per stabilire i tempi migliori per la semina, la potatura, gli innesti.

Sole e Luna sono gli astri che influiscono maggiormente sul nostro corpo e sulla nostra vita in generale. Ricordo che mia nonna spesso ripeteva “siamo fatti di terra”, per indicare quanto noi siamo parte di un mondo naturale che ci influenza profondamente.

Le tradizioni astrologiche, nonché magiche, specificano dettagliatamente i tempi migliori per le attività divinatorie. Il fatto è che noi oggi abbiamo scarsa consapevolezza del nostro rapporto con la Natura, soprattutto coloro che vivono in città con ritmi scanditi dagli orari di lavoro totalmente avulsi dai ritmi naturali, hanno difficoltà a percepire il rapporto naturale che esiste tra uomo e Natura.

I tempi ai quali la maggior parte di noi è sottoposta sono accelerati, frenetici, senza soste importanti. Ogni ora della giornata è occupata da qualche attività, dal lavoro, dalle incombenze quotidiane, dagli impegni familiari e sociali. Tante persone ripetono come un ritornello “non ho tempo”.

Chi “non ha tempo” non può permettersi di seguire il tempo naturale e lento che gli astri impongono. Abbiamo creato un “tempo umano” dove, paradossalmente, non c’è più tempo.

Il fatto è che, invece, le domande, le inquietudini, i desideri del cuore umano sono sempre qui, oggi come un tempo, e premono per ottenere risposte e soluzioni.

La cartomante è al servizio dei bisogni delle persone, le quali si “ritagliano il tempo che hanno”; per cui non si possono imporre i tempi magico-astrologici, ma ci si deve adattare ai “tempi moderni”, nella speranza che nel “tempo ritagliato” il consultante possa diventare consapevole che forse qualcosa nella sua vita può e deve cambiare affinché possa sentirsi più in armonia con il cosmo e la Natura.

Per cui, evitando di indicare date canoniche, come indicazione direi che i tempi migliori per la divinazione sono quelli in cui la cartomante si sente bene, in armonia con se stessa e con il mondo, quando sente che le sue energie sono ad un livello alto. Se non si sta bene, se si è tristi o malati, è consigliabile non leggere le Carte. Che il consultante possa essere triste e sofferente, in un certo senso, è normale; ma non deve esserlo la cartomante.

Ci sono momenti nella giornata nei quali sentiamo di avere più energie che in altri. Alcuni, infatti, sono più attivi al mattino, altri al pomeriggio, e altri ancora alla sera. Conoscere se stessi è fondamentale per la cartomante, sapere come si è fatte e come “funzioniamo” ci serve per scegliere il momento giusto per dedicarci alla divinazione, e, quindi, poter fissare un consulto nell’orario in cui sappiamo di essere maggiormente recettive alle energie sottili dell’universo.

Riguardo alla frequenza riporto le parole di Laura Tuan, “chi troppo consulta, nulla prevede”.

Teniamo a mente un principio fondamentale; la cartomanzia, e la divinazione in generale, non è un lavoro, ma un’arte.

Sebbene venga praticata professionalmente, cioè come libera attività professionale con tutti gli obblighi legali connessi, essa è e rimane un’arte che va al di là del semplice concetto di professione.

Questo significa che non è possibile imporre orari e frequenza, moltiplicando i consulti per aumentare i guadagni, e via così. Non possono esserci frenesie e logiche di mercato nelle arti divinatorie. Per cui la cartomante seria deve sapersi regolare, fare consulti uno dietro l’altro, per giorni e giorni non giova né alla cartomante né ai consultanti. Durante il consulto si smuovono energie che sono potenti e che assorbono energie, sapendo questo dobbiamo evitare il sovraccarico, perché questo alla lunga genera confusione e incapacità di divinare correttamente.

La temperanza è una virtù maestra, sempre.

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