I Ridotti Veneziani e i Giocatori di Carte

La Repubblica di Venezia fu una città cosmopolita. Al suo porto giungevano pellegrini e mercanti da molti Paesi lontani, i quali portavano reliquie e merci preziose. Venezia fu sempre una città vivace e piena di gente che andava e veniva. Scambi commerciali e riti religiosi, ma anche una serie di svaghi e divertimenti. Le Feste erano all’ordine del giorno, e le maschere erano lo strumento privilegiato per occultare l’identità del trasgressore gaudente.

Alla fine del XVIII secolo la prostituzione legalizzata e il gioco d’azzardo erano gli svaghi più diffusi. Il Ridotto era la stanza o la casa nella quale si praticava il gioco d’azzardo. A volte nei Ridotti veniva anche suonata della musica.

Non solo a Venezia, ma in tutte le Corti europee, il gioco delle carte non era semplicemente un gioco fine a se stesso, ma era un vero e proprio rituale, con un linguaggio e una simbologia, che favoriva alleanze e pratiche di seduzione. Le dame, infatti, usavano i giochi di carte per intrattenersi con i loro pretendenti o amanti o gentiluomini che cavallerescamente facevano vincere le dame per ingraziarsi i loro favori. La “conversazione” accompagnava il gioco delle carte, per cui il “saper conversare” era una vera e propria arte nel XVIII secolo.

Gli uomini, più spesso, preferivano giocare d’azzardo. Furbizia e inganno erano gli ingredienti principali per vincere.

Il gioco delle carte divenne una dipendenza per l’aristocrazia veneziana, che la portò a ingenti perdite finanziarie. Nel 1774 il Consiglio ne decretò la soppressione.

La soppressione dei Ridotti pubblici causò a una depressione collettiva tra gli aristocratici, tanto che i commerci ne risentirono. Così, abolito il Ridotto pubblico, si crearono Ridotti privati ovunque, nei salotti privati delle cortigiane, nei caffè, nei circoli. Tanto che negli ultimi anni della Repubblica di Venezia si arrivò a 136 Ridotti nella città.

Ca’ Vendramin Calergi

Tra i Ridotti più famosi c’era quello di Palazzo Dandolo, aperto nel 1638 a San Moisè, che ha la fama di essere il primo Casinò d’Europa. Casanova fu un cliente fisso di questo casinò. Dopo la chiusura, nel 1946 si spostò sul Canal Grande, nella sede di Cà Vendramin, mantenendo ancor oggi il fascino della propria tradizione plurisecolare.

Giocatori di carte e indovina nei dipinti di Pietro Longhi

Pietro Longhi, pittore veneziano (1701 – 1785) ritrae eventi di vita quotidiana dell’aristocrazia veneziana del Settecento.

Egli nasce a Venezia, nella Parrocchia di Santa Margherita, nel 1701. Dopo una prima formazione nella Bottega di Antonio Balestra, si trasferisce per un periodo a Bologna dove diviene discepolo di Giuseppe M. Crespi.

I soggetti religiosi e mitologici dei primi dipinti lasciano il posto a motivi rustici e contadini sullo stile del Crespi.

Tornato a Venezia, nel 1737 si iscrive alla Fraglia dei pittori veneziani, dove, abbandonato il Crespi, si rivolge alla pittura inglese, fiamminga e francese.

Longhi Pietro Giocatori di Carte

Nel 1756 viene accolto nell’Accademia veneziana di pittura e scultura, presieduta dal Tiepolo.

Nella prima metà degli anni Cinquanta si dedica prevalentemente alle “Carriere”, rappresentazioni delle attività popolari, borghesi e aristocratiche, come Il cavadenti, L’indovina, La venditrice di fritole, Il farmacista, Lezioni di musica, I giocatori di carte, ecc., con quel tocco ironico tipico dei veneziani.

Nel 1763 dirige l’Accademia di disegno e intaglio, istituita dalla famiglia Pisani, poi chiusa nel 1766.

Muore nel maggio del 1785.

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